16 ottobre 2009

Dereglobalization

world-money-crisi

Anno 2009 dopo Cristo. La deregulation, la globalizzazione e il capitalismo selvaggio hanno prodotto una crisi economica tragica e spaventosa. Il sistema si è avvolto narcisisticamente su sè stesso, fidandosi ciecamente del Dio Mercato e della sua “mano invisibile”. Il sistema economico ha fallito.

Seguendo il filo d’arianna quasi si rimane impressionati della sua vorticosa e travolgente diffusione. La crisi nasce con il crollo del mercato immobiliare americano, che fa saltare il settore finanziario americano, il quale immediatamente trascina nel baratro il settore finanziario globale. Saltano quindi le banche, le società di assicurazione e i grandi centri finanziari. Dopo pochi mesi la crisi arriva a colpire gli Stati, le economie nazionali e, di immediato riflesso, le imprese, il lavoro, l’occupazione. La crisi esplode nell’economia reale.

Da questa breve analisi si possono fare almeno un paio di considerazioni interessanti.
Punto primo: l’interdipendenza di tutte le economie globali. La crisi nasce negli USA e, nel giro di un anno, a Singapore non c’è lavoro, a Como chiudono gli stabilimenti, a Rio De Janeiro si vendono meno automobili. Il mondo è ormai un grande Villaggio Economico Globale interconnesso e senza alcun limite geografico, territoriale, amministrativo.
Punto secondo: il distaccamento sempre più marcato tra finanza ed economia reale, con un netto predominio della prima sulla seconda. Ci sono voluti mesi prima che la crisi finanziaria toccasse l’economia reale e ci vorranno molti altri mesi prima che il “ripulimento” della finanza dai titoli tossici possa rimettere in sesto il sistema.

Nuove regole per una nuova economia

Già, rimettere in sesto il sistema. Ma come? Prima di tutto cambiando le regole. Avevo già accennato in passato a questo tema e su questo continuerò a battere il chiodo nei prossimi mesi, perchè le decisioni che verranno prese in questi mesi costruiranno l’economia del futuro.

Prima di tutto sarà necessario istituire nuovi organismi di controllo e vigilanza, resasi evidente l’inutilità di quelli attuali. Come dicevo all’inizio: le economia sono ormai sovra-nazionali, globali; urgono organismi sovra-nazionali, globali, di controllo. Organismi completamente diversi dalla Banca Mondiale e dal Fondo Monetario Internazionale, che hanno il solo potere di porre alcuni paletti ai flussi macro-economici; sto parlando di organismi di vera vigilanza: dei mercati finanziari innanzitutto, delle borse, dei mercati assicurativi, delle speculazioni.

Ma la creazione di nuovi organismi di controllo sarà efficace solo se correlata ad una nuova regolamentazione dei mercati e delle istituzioni presenti. Prendiamo le agenzie di rating come Moody’s o Standard&Poor. Queste agenzie hanno enormi responsabilità in questa crisi finanziaria, poichè sono le agenzie che controllano i livelli di rischio sulle obbligazioni e sulle azioni, e avrebbero dovuto lanciare l’allarme quando il mercato era invaso da obbligazioni ad altissimo rischio o addirittura del tutto insolventi. E allora perchè non lo hanno fatto? Per un enorme conflitto di interessi. Le agenzie di rating sono finanziate dalle stesse banche per cui svolgono questo tipo di consulenza. Perchè Moody’s o S&P avrebbero dovuto “suicidarsi” denunciando l’insolvenza o l’altissimo grado di instabilità dei loro stessi finanziatori?
E’ evidente quindi che l’attuale regolamentazione di alcuni importanti istituti del mercato finanziario, come appunto le agenzie di rating, è completamente da riscrivere, partendo proprio dall’eliminazione di questo enorme conflitto di interessi.

Sì è molto parlato poi degli enormi e favolosi stipendi dei super-manager. Cifre a parecchi zeri, che hanno provocato lo sdegno di molti. Che ipocrisia. La gente nel 2009 ancora tende ad incazzarsi quando qualcuno guadagna cifre enormi senza mai chiedersi il perchè di quei numeri. Il problema, in realtà, non è mai stato lo stipendio dei super-manager. Questo semmai è un argomento populista da usare in televisione per far vedere quanto i politici siano vicini alle persone “normali”. Il problema vero è il criterio con cui vengono determinati questi enormi stipendi. Tutti sanno che gran parte delle retribuzioni dei super-manager è legato alle cosiddette “stock-option”, ossia alla reddittività delle azioni nel breve periodo. Questa “regola”, però, ha prodotto conseguenze nefaste per tutta l’economia: come si sa (e come dovrebbero sapere soprattutto questi super-manager) il raggio di vedute dell’impresa deve essere il lungo-periodo. Solo nel lungo periodo l’azienda può prosperare, allargarsi, creare lavoro e ricchezza. Questa mentalità del “tutto e subito”, invece, generata da questa cultura del guadagno immediato sulle borse, ha creato questa rincorsa dei super-manager ai guadagni immediati, senza lungimiranza per le aziende. E non importa se poi queste avevano conseguenze nefaste. Si liquidava il super-manager di turno (con liquidazioni milionarie) e se ne prendeva un altro. Per un’altra rincorsa. Questa cultura è da cambiare, questa mentalità è da cambiare. Come? Per esempio legando le stock-option alla reddittività delle azioni nel lungo termine e non nel breve.

Il Mercato che riesce ad auto-regolarsi è una bugia in buona fede che ci siamo raccontati per anni. L’Economia è una scienza empirica, ergo ogni ipotesi deve poi essere verificata nella realtà. E la realtà ha dato il suo giudizio: bocciatura. Se il mercato non è in grado di auto-regolarsi, se le istituzioni preposte al suo funzionamento sono inefficenti, se nemmeno la morale dei singoli può frenare questa situzione, allora è arrivato il momento di fermarsi e riscrivere tutto. Prima che tutto ci sfugga di mano un’altra volta.




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9 Commenti

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     Gian Piero de Bellis

     17 ottobre 2009

    Leggo: “Anno 2009 dopo Cristo. La deregulation, la globalizzazione e il capitalismo selvaggio hanno prodotto una crisi economica tragica e spaventosa. Il sistema si è avvolto narcisisticamente su sè stesso, fidandosi ciecamente del Dio Mercato e della sua “mano invisibile”. Il sistema economico ha fallito.”

    Rimango perplesso da alcune affermazioni:
    - Deregulation: non ci sono mai state tante regole e leggi come ai nostri tempi (hanno cercato di regolare anche la forma delle banane da commercializzare):
    - Globalizzazione: non ci sono mai stati tanti controlli al flusso di persone come ai nostri tempi. Impossibile per me invitare in Europa un’amica conosciuta in Burkina Faso.
    - Capitalismo selvaggio: Questo capitalismo assomiglia molto al puro e semplice corporatismo-mercantilismo pre-Adam Smith (associazione stato-padronato).
    - Dio Mercato: Se ci fosse il mercato chi sbaglia fallirebbe. Andiamolo a dire alle banche speculatrici e alle imprese decotte (si veda la situazione in Inghilterra che conosco meglio dell’Italia).

    Colgo l’occasione per suggerire un sito italiano che trovo estremamente illuminante al riguardo:
    Informazione scorretta http://informazionescorretta.blogspot.com/
    Grazie per la cortese attenzione


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     Manu

     17 ottobre 2009

    @ Gian Piero de Bellis >>
    Caio Gian Piero,
    non capisco il motivo della tua perplessità: vuoi dire che non ti sei accorto dei fenomeni globalizzanti degli ultimi 15 anni?

    - Deregulation: il centro del discorso non è tanto QUANTE regole ci sono, ma QUALI regole ci sono. E’ ovvio che non vi è una relazione simmetrica tra il numero di regole e l’equilibrio di un sistema, ma anzi è più probabile che un sistema eccessivamente regolato possa piegarsi su sè stesso. Ovviamente poi io non parlavo di regole quali quelle in riferimento alla lunghezza della banane o dei cetrioli (esempio classico di iper-regolamentazione europea), ma quelle riferite al sistema in generale e alle sue istituzioni in particolare. E’ un processo iniziato molti anni fa prima da Friedman e poi dal presidente della FED, Alan Greenspan.

    -Globalizzazione: per globalizazzione non si intende il trasferimento “fisico” di persone da altri luoghi (questo discorso poi ha avuto un brusco peggioramento dopo gli attacchi alle torri gemelle). Per globalizzazione si intende il fenomeno di crescita progressiva degli scambi a livello globale e, in particolare, la crescente dipendenza dei paesi gli uni dagli altri. Niente a che vedere con lo spostamento di persone, caro Gian Piero.

    -Capitalismo Selvaggio: io credo che il capitalismo moderno non abbia niente a che vedere con il “corporatismo-mercantilismo pre-Adam Smith”. E se anche lo fosse non cambierebbe il senso del discorso , perchè sarebbe comunque una deviazione dal liberismo classico inteso dallo stesso Smith.
    Per capitalismo selvaggio poi, si intende quella cultura estrema del profitto, dell’utile e del margine positivo. E’ ovvio che tutti questi elementi sono pezzi diversi di un unico mosaico.

    -Dio Mercato: hai ragione a dire che se ci fosse il mercato ci sbaglia fallirebbe. Ed infatti è quello che sarebbe dovuto succedere se non fossero intervenuti i vari governi nazionali. Con l’espressione “Dio Mercato”, però, io intendo quella filosofia economica volta a pensare che l’Economia debba essere lasciata a sè stessa, come un entità a sè stante in grado di auto-regolarsi e di porre rimedio alle situazioni negative (proprio come un dio). E’ questa filosofia che ha mostrato tutti i suoi limiti e deve essere modificata.

    Ti ringrazio per la segnalazione del sito, veramente interessante e soprattutto ringrazio te per il commento intelligente.. ciao Gian Piero


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     Gian Piero de Bellis

     18 ottobre 2009

    @ Manu >>
    Manu, grazie per risposta e scusa la mia insistenza almeno su due aspetti:
    1. Globalizzazione. Io credo che chiamare “globalizzazione” il semplice fenomeno della crescita (abbastanza moderata) degli scambi a livello internazionale sia un po’ esagerato, soprattutto se facciamo un confronto con il passato. Lo storico A. J. P. Taylor inizia la sua “English History” con questa frase:
    “Fino all’Agosto del 1914 un cittadino inglese giudizioso e rispettoso della legge poteva trascorrere la sua esistenza quasi senza rendersi conto dell’esistenza dello stato, a parte la presenza dell’ufficio postale e del poliziotto. Egli poteva vivere dove e come volesse. Non aveva nessun numero di riconoscimento né carta di identità. Poteva viaggiare all’estero o lasciare per sempre il suo paese senza un passaporto o qualsiasi tipo di autorizzazione di alcun genere. Poteva cambiare il suo denaro in qualsiasi altra moneta senza restrizioni né limiti. Poteva acquistare merci provenienti da qualsiasi altro paese del mondo alle stesse condizioni dei beni prodotti nel proprio paese. A questo riguardo, uno straniero poteva passare tutta la sua vita in questo paese senza dover richiedere alcun permesso e senza dover informare la polizia.” Per cui, applicare all’Inghilterra dell’anno 2009 il fenomeno “globalizzazione” (e credo che la cosa valga anche per la maggior parte dei paesi europei) mi sembra una esagerazione giornalistica.
    2. Mercato. Il mercato o l’economia non sono altro che l’insieme dei rapporti di produzione e di scambio (rapporti economici) degli individui. Affermare come fai tu che è sbagliato lasciare il Mercato o l’Economia a sé stessi equivale a dire che dietro le nostre scelte deve esserci qualcheduno che ci guida perché se no, lasciati a noi stessi, noi siamo degli incapaci. Questo purtroppo è esattamente quello che vogliono farci credere i gruppi di potere economico che, da un pezzo, cercano in tutti i modi di manipolare le nostre decisioni con la stretta connivenza del potere politico (attraverso: protezionismo, licenze, prezzi amministrati, sovvenzioni statali, ecc.). Accusare quindi il mercato (cioè noi tutti) di non essere in grado di autoregolarci è ciò che il potere (economico e politico) vuole proprio perché esso si crede il DIO capace di regolare tutto.
    Per togliere illusioni al riguardo consiglio la pagina “Global Public Debt” http://buttonwood.economist.com/content/gdc
    per seguire da vicino lo scoppio delle prossime crisi scandite dalla crescita fuori controllo del debito statale.

    Manu, grazie ancora per l’ospitalità offerta a questo commento. Non ho la pretesa di convincerti ma vorrei almeno che si insinuasse in te un piccolissimo dubbio (il dubbio che quando parli di mercato stai parlando di te stesso in quanto consumatore).
    Cordiali saluti


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     Asia

     18 ottobre 2009

    ;i spiace Manu ma questa volta devo dissentire


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     Manu

     18 ottobre 2009

    @ Asia >>
    Vabbè, il mondo è bello perchè e vario.. :smile:
    Posso almeno sapere perchè non sei d’accordo?


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     Manu

     19 ottobre 2009

    @ Gian Piero de Bellis >>
    GianPierp grazie a te per i commenti intelligenti ed educati!
    Ma tornando al discorso e rispondendoti brevemente lasciami dire due cose. La prima è che devi sapere che io sono un keynesiano (abbastanza) convinto. La seconda è che penso tu sdaglio a definire il “Mercato” come la semplice somma di tante
    volontà razionali. Io, preso come singolo, posso essere in grado di autoregolarmi. Tu, preso come singolo, pure. Ma (lasciando perdere il fatto che io non sono mai stato pienamente convinto der “principio di razionalità degli agenti economici”) ciò non significa che noi due insieme siamo razionali. Pensa all’enorme complessità dei mercati globali. Come puoi pensare che una struttura, intrinsecamente delicata come quella economica e basata su accordi fiduciari, possa essere costantemente in equilibrio, quando molte volte non lo sono gli stessi agenti presi singolarmente? ;-)

    In ogni caso, grazie ancora per il link (molto bello!) che mi hai suggerito, e non ti preoccupare: anche se sono generalmente portato ad argomentare con molto fervore le mie argomentazioni, non vivo nella certezza della verità, ma del confronto continuo :smile:

    Saluti!


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     Gian Piero de Bellis

     20 ottobre 2009

    @ Manu >>
    Manu, scusa se approfitto ancora dello spazio offertomi per rispondere, ma ci sono alcune tue affermazioni che interpretano male la posizione degli economisti libertari (chiamiamoli così) i quali non si sono mai sognati di attribuire agli individui e alle loro relazioni economiche (il mercato) qualità che essi non hanno.
    Gli esseri umani non sono pura razionalità; noi non siamo (spesso) in grado di autoregolarci, ad esempio talvolta continuiamo a produrre beni in maniera obsoleta (disequilibrio tecnologia-produzione); per questo abbiamo bisogno di un meccanismo impersonale che ci faccia pagare i nostri errori. Quando negli anni settanta i giapponesi tirarono fuori i loro orologi digitali, le industrie svizzere degli orologi, rimaste ferme al passato, attraversarono una crisi orrenda. Ne sono venuti fuori introducendo anche loro alta tecnologia e prodotti di alta qualità. Se avessero seguito la strada corporativa-mercantilista sarebbero ancora lì a piangersi addosso e a ricevere le sovvenzioni dello Stato, senza mai uscire dalla crisi (modello Alitalia).
    Quindi, non è affatto corretto attribuire ai sostenitori del libero scambio e della libera produzione (niente assistenzialismo statale, niente protezionismo ecc.) l’idea che il mercato è composto da agenti tutti e sempre razionali (“la semplice somma di tante
    volontà razionali”) ed è sempre in equilibrio, come risulterebbe dalle tue parole (“Come puoi pensare che una struttura, intrinsecamente delicata come quella economica e basata su accordi fiduciari, possa essere costantemente in equilibrio”). Il mercato (cioè le decisioni di milioni di agenti economici) è solo un meccanismo che permette aggiustamenti continui da parte dei singoli agenti economici che vogliono rimanere tali (cioè non fare bancarotta). E questo il mercato, cioè i singoli agenti coinvolti dagli scambi, riesce a farlo in maniera molto più efficace e direi giusta che non un qualsiasi ministro dell’economia. Vedi ad esempio Gordon Brown (per dieci anni cancelliere dello scacchiere) che ha letteralmente distrutto l’economia inglese con un buco enorme nei conti statali, solo per essere eletto tre volte di seguito. E adesso attribuisce la colpa di tutto … al mercato!
    Per una esposizione di queste posizioni molto migliore della mia si veda il sito magistrale dell’Istituto von Mises http://mises.org/


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     enio

     20 ottobre 2009

    ci sono cascati tutti dentro a forza di speculare per ottenere il dio denaro in grande quantità se lo sono messi da solo nel culo, senza vaselina e vi assicuro che fa male!


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     Manu

     20 ottobre 2009

    @ enio >>
    Analisi un pò cruda ma…. efficace! ;-)


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