18 giugno 2009

Il modello di propaganda – Primo Filtro: La Proprietà

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Non so voi, ma quando si avvicina il compleanno di un mio amico o familiare non ho mai la più pallida idea sul che cosa regalargli. Con un libro, si dice, non si sbaglia mai. Forse è vero, ma quale libro? Uno a caso?

Ho recentemente finito di leggere uno dei capolavori della letteratura mondiale di ogni tempo, “La fabbrica del consenso” di Herman e Chomsky, e non ho dubbi: la prossima volta che dovete fare un regalo ad una persona a cui volete bene, non ci pensate due volte; regalategli questo capolavoro. Vi ringrazierà.

La Fabbrica del consenso

La Fabbrica del Consenso è il saggio scritto da Herman e Chomsky, considerato all’unanimità il più grande intellettuale vivente, in cui viene spiegato il funzionamento dei mass media e, più precisamente, la sua “distorsione” della realtà e dei fatti in termini di cause economiche strutturali. Detta così suona male. In realtà leggendo il libro vengono forniti moltissimi esempi in cui viene testata questa teoria: dalla guerra in Nicaragua, alla guerra in Vietnam, fino allo scandalo del WaterGate e l’IranGate. Tutti esempi che Chomsky porta per dimostrare come il sistema mass mediatico statunitense sia strutturato in maniera da far emergere solo certe verità, in netto contrasto con i principi, sbandierati in continuazione, di “indipendenza” e “imparzialità” della stampa. Si badi bene, inoltre, che anche se il saggio si concentra sull’analisi degli Stati Uniti, il sistema può essere applicato in realtà a tutti i mass media del pianeta dove esiste un principio di libero mercato.

La teoria consiste nella definizione di un “modello di propaganda“, ossia nell’individuazione di 5 filtri i quali, agendo proprio in un contento di libero mercato, determinano la parzialità delle notizie che vengono diffuse. Per motivi di spazio e comodità ho preferito suddividere il racconto del modello di propaganda in cinque capitoli, uno appunto per ogni filtro.

E’ importante spiegare, prima di iniziare il nostro viaggio, che il ruolo chiave del sistema è giocato dalle regole economiche. Come vedremo, infatti, 3 dei 5 filtri (i più importanti) derivano direttamente dalla struttura di libero mercato in cui operano i mass media. E’ questa una premessa fondamentale: in un sistema economico, politico e sociale dominato dalle disuguaglianze di ricchezza e di potere, è impossibile pensare ad una stampagiornali indipendente e imparziale.  Verrà chiarito passo passo, con la spiegazione dei 5 filtri, come la struttura economica, e dunque politica, che sovrasta i media, crei una “gabbia” da cui non è possibile, o è molto difficile, uscire.

Il primo filtro: la proprietà

Il filtro della proprietà è il filtro più potente e di sicuro il più antico.
Prima di tutto Herman e Chomsky, effettuando un grande lavoro d’archivio, mostrano come per creare un giornale a tiratura nazionale fossero necessari macchinari del valore di molti milioni di dollari. Già nel decennio 1920-1930 le testate di New York passavano di mano a prezzi oscillanti tra i 6 ei 18 milioni di dollari. Come spiega Chomsky: “Così il primo filtro – ossia il fatto che l’accesso alla proprietà dei media di una certa diffusione è limitato dalla notevole entità degli investimenti necessari – era applicabile già un secolo fa, ma con il tempo è diventato sempre più efficace.

Per “sempre più efficace“, Chomsky intende la capacità dei gruppi di media di unirsi e diventare network enormi, oltre che di diversificare i loro business e buttarsi sulla televisione o sulla radio. Nella loro analisi, Herman e Chomsky individuano 24 multinazionali dei media, da cui deriva la diffusione di oltre la metà di tutta l’informazione degli Stati Uniti: stiamo parlando di Capital Cities, Dow Jones &Co., General Electric, la News Corp. di Murdoch, Time, Tribune Co. e Westinghouse. Queste 24 aziende sono grosse società orientate al profitto, possedute e controllate da persone estremamente ricche. In particolare Herman e Chomsky mostrano come tutte queste società hanno attività totali superiori al miliardo di dollari, con una media di 2,6 miliardi di dollari. Molte di queste società inoltre, sono pienamente integrate in altri mercati e comunque, anche per la altre società le pressioni degli azionisti, dirigenti e banche perchè concentrino l’attenzione sul profitto e sulle perdite è molto forte.

Herman e Chomsly, in particolare, pongono l’attenzione sull’incredibile intreccio di appoggi ed interessi politici ed economici che tutte queste società vengono a creare. In primo luogo con le banche, proprio a causa dei grossi investimenti che sono costretti a fare; in secondo luogo con gli ambienti più importanti del mondo produttivo. Come dicevo poc’anzi, molte società hanno interessi in molti altri mercati: basta pensare a General Electrics o a Westinghouse. Dulcis in fundo, nella loro analisi i due autori vanno anche a confrontare i consigli di amministrazione di questi 24 giganti scoprendo cose molto interessanti. Prima di tutto che questi consigli di amministrazione hanno moltissimi amministratori in comune, quando non proprio banche o istituti di credito; in particolare Chomsky evidenzia come in tutte le grandi società di media siano presenti banche commerciali e di investimento, nonchè investitori istituzionali e cointeressenze di altre società del mondo produttivo.

Per concludere, Herman e Chomsky dimostrano come tutti i media dominanti hanno interessi che sconfinano i settori tradizionali dei media e devono tenere conto inoltre degli interessi degli altri importanti stackholders (banche, azionisti, ecc), che potrebbero venire influenzati sfavorevolmente se alcune informazioni venissero divulgate. Secondo questo ragionamento, c’è da aspettarsi che le notizie che vanno in conflitto con gli interessi di coloro che posseggono il mezzo di comunicazione, vengano distorte. Gli autori sostengono che l’importanza del filtro proprietà è dovuta al fatto che le corporazioni sono soggette al controllo degli azionisti nel contesto di una economia di mercato orientata al profitto. Chomsky e Herman osservano:

Se i manager non riescono a portare avanti azioni che favoriscano il guadagno degli azionisti, gli investitori istituzionali saranno portati a vendere azioni (facendone abbassare il prezzo), o ad essere in sintonia con terzi che ne stiano valutando l’acquisto (p. 11).

Da qui segue l’ovvia conclusione che nei casi in cui massimizzare il profitto significhi sacrificare l’obiettività delle notizie, le notizie che alla fine verranno pubblicate saranno fondamentalmente distorte, qualora su queste i manager avessero un conflitto di interessi.

Duplice filtro

Da questa analisi emerge il duplice significato del primo filtro.
Come abbiamo visto, infatti, il filtro della proprietà non emerge solamente come “blocco” economico per la nascita di nuovi media (a causa dei costi per iniziare l’attività), ma continua ad influire per tutta la vita dell’attività di media, proprio a causa di quelle pressioni derivanti dal contesto economico in cui opererà.

Osserva candidamente Herman:

Ne “La fabbrica del consenso” mettiamo in evidenza gli interessi di coloro che controllano 25 delle più grosse corporazioni mediatiche. In mezzo alla tabella c’è il New York Times, proprietà della famiglia Sulzberger. Al tempo, le loro azioni valevano mezzo miliardo di dollari. Adesso valgono probabilmente intorno a 1,2 miliardi di dollari. Stiamo parlando perciò di persone molto ricche facenti parte dell’establishment corporativo. L’idea secondo cui queste persone lascerebbero che i propri strumenti facciano qualcosa che potrebbe risultare contrario agli interessi della comunità corporativa è senza senso.




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6 Commenti

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     Lara

     18 giugno 2009

    Un libro interessantissimo “La Fabbrica del consenso” .

    D’altra parte, dopo aver letto Chomsky, non ci si meraviglia più dei vari giochi del potere.

    Ciao Manu,
    Lara


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     Manu

     19 giugno 2009

    @ Lara >>
    Hai ragione: Chomsky ha la capacità di riuscire a spiegare in maniera semplice i complicatissimi meccanismi della società e del potere. Dovrebbero essere obbligatori i libri di Chomsky: almeno uno si forma gli anticorpi necessari per poter comprendere quello che sente o legge!

    Ciao Lara!


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     ventopiumoso

     22 giugno 2009

    hola manu! lo lessi anni fa, estremamente interessante.. ma.. cavoli, avevo preparato anche io il materiale sulla fabbrica del consenso!!! mi hai anticipato, beh, congratulescionzzz :) )
    se per caso non l’hai letto, ti consiglio anche “capire il potere”, sempre di chomsky
    bye, a.


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     Manu

     23 giugno 2009

    @ ventopiumoso >>
    Hei ciao ventopiumoso! Mi fa piacere che anche tu hai letto e apprezzato questo capolavoro. Siccome stai facendo anche te qualche post al riguardo, puoi “controllare” che non dica qualche cazzata… ;)

    P.S. Ti ringrazio per il consiglio, lo leggerò sicuramente! :D


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    [...] Degli ultimi due punti ci siamo occupati nei primi due capitoli, nell’analisi del filtro della proprietà e della pubblicità. Del primo punto ci occuperemo [...]


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    [...] il modello di propaganda elaborato da Herman e Chomsky. Abbiamo visto come funzionano i filtri (la proprietà, la pubblicità, le fonti) e come la “distorsione” dei media può essere spiegata in [...]


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