Tutto ciò che ha un inizio, ha anche una fine.

Riprendo qui il discorso iniziato in uno degli ultimi post, per trattare il tema dell’Economia e approfondirlo nel merito. Il tema è ampio a va trattato in maniera articolata.
Analogie e differenze con la crisi del ‘29
Cominciamo dicendo una cosa: questa crisi non è come quella del ‘29.
La crisi del ‘29 fu dovuta principalmente alla crisi del circolo vizioso produzione-consumo-produzione. In poche parole, si era prodotto più di quello che si poteva consumare. Altre cause furono i debiti della prima guerra mondiale e la chiusura delle economie coloniali. Un ottimo riassunto lo trovate su Wikipedia.
La crisi moderna invece ha un’altra natura, completamente diversa, anche se sta producendo gli stessi effetti (ed è per questo che viene paragonata a quella del ‘29). La crisi attuale è prima di tutto una crisi finanziaria, una crisi strutturale che ha scoperchiato e reso palesi tutti gli eccessi di un sistema capitalistico-globalizzato, che ha prodotto una bolla non sostenibile. Che infatti è esplosa.
E’ però molto utile ed istruttivo paragonare le due situazioni, così lontane nel tempo e così vicine negli effetti disastrosi. Guardiamo prima le cose in comune.
In entrambi i casi, la crisi ha tagliato le gambe alle banche, trovatesi improvvisamente senza fondi e senza riserve. E uguale è stata anche la crisi occupazionale e il freno ai consumi. La differenza sostanziale però con la crisi precendente, è che in questa i governi si sono mossi per tempo.
Nel ‘29 i governi, impreparati davanti ad una crisi mai vista, rimasero immobili per tre anni, mentre oggi i Governi di tutto il mondo, confederati in unioni più solide (l’Unione Europea su tutte), più preparati del passato, ma soprattutto capitanati da Barack Obama, hanno risposto nel giro di tre mesi.
Gettando immediatamente liquidità nei circuiti economici, abbiamo evitato il ripetersi di un nuovo ‘29. E questo dimostra quanto sia importante studiare la storia
.
Un’altra cosa è certa: la crisi è nata negli USA e negli USA finirà.
Attenzione: non sto dicendo che la colpa è degli americani. La crisi, come dicevo prima, è la crisi dell’intero sistema economico, un sistema corrotto dal capitalismo sfrenato e dalla globalizzazione, due peccati che nessuna nazione può dire di non avere commesso.
Ma l’epicentro di questa malattia è negli Stati Uniti: è lì che verrà trovato il vaccino, che poi guarirà tutti. Finchè la crisi non sarà risolta lì, non sarà risolta da nessuna parte.
Le conseguenze
A livello globale la crisi procurerà essenzialmente due cose: disoccupazione e innalzamento del debito pubblico. La disoccupazionesarà uno dei temi più caldi dei prossimi anni e per il quale si dovranno compiere gli sforzi maggiori.
L’abuso, necessario, che si sta facendo e che verrà fatto, del ricorso all’indebitamento pubblico, provocherà conseguenze disastrose negli anni futuri.
In sostanza: gli Stati non hanno liquidità al momento.
Ma per far ripartire l’economia è necessario un gettito di liquidità, anche molto consistente, nel welfare, in politiche sociali e in ammortizzatori. Se a tutto ciò associamo la cassa integrazione, che diventa una voce sempre più consistente nel bilancio pubblico, e gli sgravi fiscali necessari a famiglie ed imprese, si capisce come lo Stato dovrà fare ricorso ad un uso massiccio ed intensivo dell’indebitamento pubblico, rovinando le casse dello Stato per decenni.
Chiaro: non ci sono altre vie d’uscita per fronteggiare la crisi.
Ma le ricadute saranno pesantissime; gli interessi sempre maggiori e la pressione fiscale destinata obbligatoriamente a salire negli anni futuri.
Guardando al futuro
Non ci sono vaccini magici.
In primo luogo perchè gli effetti della crisi saranno lunghi da smaltire. Immaginate un individuo investito da una macchina: seppur ricoverato in tempo, ci vorranno dei mesi prima che guarisca del tutto, spariscano gli ematomi e possa ricominciare a correre.
In primo luogo bisogna smaltire i titoli tossici.
I titoli tossici sono milioni e milioni di titoli senza garanzia di liquidità che sono vagati per anni nella finanza globale e al momento decisivo l’hanno messa in ginocchio.
In secondo luogo si dovrà pensare a ricostruire, e visto che i soldi saranno pochi, lo si dovrà fare nel modo più economico e fruttuoso possibile. Per esempio investendo nel settore della ricerca, dell’istruzione e dello sviluppo.
Sono questi settori, da sempre, il faro che illumina in queste situazioni di oscurità. E’ questa l’ancora a cui ci si deve aggrappare. Per due motivi molto semplici.
Il primo è che gli investimenti nel campo della ricerca dell’innovazione sono gli investimenti che portano lavoro immediato. Ad esempio, l’apertura alle tecnologie verdi da parte di Obama, porterà alla creazione di 5 milioni di posti di lavoro.
Il secondo motivo è che gli investimenti in questi settori sono quelli a più alto ROI (Return on Investment), ossia quelli che hanno il maggior ritorno futuro.
Un dollaro speso nella ricerca ha un ritorno di 1,5 dollari.
Se ci si deve indebitare, almeno lo si faccia per un futuro più roseo!
Il futuro dell’economia sarà segnato da profondi cambiamenti.
Dice bene Tremonti: “Non è la fine del mondo, è la fine di un mondo”. E’ la fine di un’epoca, è il momento di riscrivere le regole del gioco.
Cambieranno i rapporti tra banche, assicurazioni e utenti finali, con una maggior tendenza alla trasparenza e allo scambio di informazioni.
Cambieranno i rapporti e le gerarchie tra economie e tra Stati.
Cambieranno i modi di accesso al credito e le tipologie di investimenti. In questo senso è molto bello il progetto portato avanti da Muhammad Yunus, premio Nobel per la pace, il quale ha creato il famoso “microcredito” ossia un sistema di accesso al credito universale.
E quindi…
Mi sa che mi sono dilungato un pò troppo
.
Ma d’altronde il tema trattato era ricco di spunti e molto interessante; avrei voluto parlare della situazione in Italia, ma avrei fatto diventare questo post un saggio e ho quindi deciso di trattare in un altro post il tema della crisi in Italia.
Quindi mi raccomando, rimanente sintonizzati!
Tags: , borsa, capitalismo, crisi, debito pubblico, disoccupazione, Economia, finanza, globalizzazione, istruzione, mondo, obama, scuola, soldi


26 marzo 2009
Aspettavo questo tuo post che chiarisce molto bene i motivi di questa crisi.
Vista la tua grande capacità in materia, caro Manu, mi auguro di cuore che tu continui con la situazione in Italia, dove non c’è un Obama …
Grazie e complimenti!
Ciao Manu, buona giornata,
Lara
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26 marzo 2009
Volevo solo complimentrami per questo interessantissimo post. Ho finito di leggere una decina di articoli e mi hai convinto. Mi sono abbonato al fedd!!
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26 marzo 2009
@ Lara >>
Il post sulla situazione in Italia sta arrivando cara Lara. Sto preparando il materiale e a breve sarà pronto.
Beh, effettivamente mi piace parlare di economia; per prima cosa perchè è un argomento che capisco e penso di poter spiegare in parole semplice, e secondo perchè è un tema che può spiegare in maniera molto efficace la società e l’uomanità in generale.
..
Penso proprio che inizierò a parlare più spesso di questi temi, ovviamente se vi interessano
Ciao Lara!
@ Peppino >>
Grazie per i complimenti Peppino e grazie per esserti abbonato al feed, non ti deluderò!
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26 marzo 2009
… e Nostradamus (o qualcun’altro?
) disse:
“Le banche falliranno e verranno ricapitalizzate dallo stato che ritornerà padrone”
Xerix
http://www.newsvillage.net
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27 marzo 2009
Caro Manu,
ho qualcosa per te sul mio blog. Corri a vedere.
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27 marzo 2009
@ xerix32 >>
L’aveva detta Jhonson se non sbaglio..
Il problema è che lo Stato non tornerà padrone di un bel niente: la banche verranno salvate con soldi pubblici ma resteranno nelle mani di pochi e potenti privati.
@ Alex >>
Corro subito!
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30 marzo 2009
Ciao Manu,
sono nuovo del Blog ma lo trovo veramente interessante, tornerò a leggerti sicuramente
Molto bella l’analisi della crisi, sono curioso di leggere l’analisi della situazione italiana.
A presto,
Ciao!
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30 marzo 2009
@ OmarCaf >>
Ciao OmarCaf, grazie per i complimenti e benvenuto!
Mi fa piacere che ti sia piaciuto il post, e mi raccomando se non vuoi perderti niente, iscriviti al feed
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1 aprile 2009
[...] ho già scritto in un precedente post, questa crisi è diversa da quella del ‘29, e una delle differenze fondamentali è che i [...]
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6 aprile 2009
[...] avevo anticipato e promesso la conclusione dell’analisi sulla situazione della crisi globale, spostando il [...]
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25 settembre 2009
[...] ricadendo ora sul lato reale dell’economia; questa crisi, così come tutte quelle moderne basate in maniera massiccia sull’aspetto finanziario, procedono a “ondate”: così come all’inizio gli effetti sull’economia [...]
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16 ottobre 2009
[...] rimettere in sesto il sistema. Ma come? Prima di tutto cambiando le regole. Avevo già accennato in passato a questo tema e su questo continuerò a battere il chiodo nei prossimi mesi, perchè le decisioni [...]
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