Intervista a Leonardo

Proseguono le grandi interviste di ManuBlog: dopo aver rotto le scatole a Stefano Andreoli, il co-autore di Spinoza.it, e Wil di NonLeggerlo, questa settimana il mio bersaglio è stato un blogger straconosciuto praticamente per tutti.
Blogga ormai da un’eternità e si è conquistato con la sua ironia e la sua capacità di coinvolgere i lettori, l’ambitissimo (e anche discutissimo) premio come Miglior Blogger dell’anno ai Macchianera Blog Awards del 2008. Insomma, avete capito: sto parlando di Leonardo!
Ciao Leonardo, iniziamo subito dal tuo celeberrimo blog. Come è cominciato il tutto?
Grazie per il celeberrimo, ma aprire il blog è una cosa piuttosto semplice. Nel 2000 lavoravo soprattutto su internet, e sapevo che prima o poi avrei aperto un sito personale, ma l’idea di progettare la grafica e la struttura mi atterriva. La scoperta di blogger è stata una liberazione: potevo aggirare tutti i problemi di codice e di grafica e concentrarmi immediatamente sui contenuti, e così è stato. Ho iniziato a postare a fine gennaio 2001 e praticamente non ho più smesso.E’ “recente” la tua vittoria ai Macchianera Awards come miglior blogger dell’anno. Che significato ha per te quella vittoria?
Recente… in realtà sono già da parecchio il miglior blogger dell’anno scorso.
Il significato principale che attiribuisco a quella serata è che poi ho preso la gardesana occidentale per tornare da mia suocera, una strada micidiale, e mi hanno tolto 6 punti per aver fatto i 90 kmh alle tre del mattino. A parte questo, è stato divertente e anche commovente incontrare tante persone contente che avessi vinto io. Mi è sembrato di ritirare il premio un po’ per tutti.Sguazzi in questo mondo, che gli “esperti” chiamano blogosfera, da 8 anni. Cosa è cambiato in questa era geologica virtuale nel modo di essere blogger?
Guarda, è proprio cambiato tutto. Nel 2001 non c’era neanche google come la intendiamo adesso, come estensione del pensiero che ti consente di trovare immediatamente l’autore di una citazione che hai sentito dieci anni fa. Non c’erano nemmeno i video su internet, pensa. Io ero uno dei pochi in Italia che riusciva a postare anche le immagini. Non c’erano i commenti, e i primi mesi non c’erano neanche i lettori, io ho scritto per cinque mesi senza sapere se qualcuno mi leggesse o no.Qual’è secondo te il ruolo del blogger nella società?
E’ un po’ come chiedere qual è secondo me il ruolo del tennista nella società: mboh, una società senza tennisti sarebbe migliore? Però se certa gente invece di giocare a tennis tutto il tempo si mettesse a studiare e a lavorare… Può darsi che alcuni tennisti migliorino effettivamente la società con il loro stile,la loro determinazione, il loro esempio, ma solo quelli bravi.Cosa ne pensi del citizen Journalism, il giornalismo partecipativo?
Dovrei andare su google a cercare la definizione di citizen Journalism, ma non lo farò, sarebbe barare. Secondo me il citizen Journalism non può competere con la professionalità dei giornalisti che sanno aggiornarsi al nuovo. Io sono convinto di questo, ma i giornalisti italiani no. I giornalisti italiani hanno una scarsissima fiducia nella loro professionalità, tant’è che vanno sempre di più a nascondersi dietro al citizen Journalism, che come foglia di fico lascia molto a desiderare. Si arriva a estremi patologici, come il tg1 di Riotta: un telegiornale statale che chiede ai suoi spettatori: mandateci i vostri filmati di San Valentino, li manderemo in onda nell’edizione delle venti.Sul tuo blog non è presente alcuna forma di pubblicità, eppure potresti monetizzare cifre interessanti. Come mai questa scelta idealistica?
Un momento, da quand’è che si monetizzano cifre interessanti? Che io sappia non si tira su praticamente nulla, ti vendi la faccia per niente.
Bisogna in effetti smitizzare questa idea dei blogger duri e puri che non si vendono… io lo dissi anche a Riva del Garda, fatemi un prezzo decente e io mi vendo (zanzanzan), non ho un concetto così sacrale della roba che scrivo. Ma finché le cifre sono quelle che girano oggi non mi pare che valga la pena.
Devi anche considerare che io rubacchio… volevo dire: attingo a una serie di fonti che restano liberamente accessibili fin tanto che il mio è un sito senza scopo di lucro. Nel momento in cui cercassi di monetizzare, farei più fatica a trovare immagini con cui corredare i miei post, per esempio (in teoria dovrei comprarle). Considera tu se ne vale la pena.La frequenza dei tuoi post sembra essere assolutamente casuale. Aspetti l’inspirazione prima di scrivere qualcosa oppure è mancanza di tempo libero?
E’ più incapacità a organizzare gli impegni nel corso di una giornata. Poi c’è anche da dire che le idee se non vengono non vengono, e non posso più permettermi di perdere due ore su internet a farmi venire uno spunto (in realtà non me lo sono mai potuto permettere, lo facevo e basta). E’ la principale differenza tra un hobby e un lavoro.Tu sei anche (anzi soprattutto
un insegnante. Come spiegheresti un blog ad una classe di ragazzi delle medie?
Fa parte di quelle cose che non c’è bisogno di spiegare, quelli a cui interessa lo hanno aperto già (su msn, di solito). Ai ragazzi delle medie bisogna spiegare il fascismo e l’aids, mica internet, che è una delle cose più intuitive al mondo. Ti sei mai chiesto perché non c’è un corso di bicicletta? Eppure la bicicletta è ancora assai più pericolosa di internet, te lo diranno in qualsiasi pronto soccorso. Però te l’immagini una lezione sulla bicicletta? “Oggi faremo la teoria del freno anteriore”. No, si monta sulla sella e si cade fin quando non si cade più. Con Internet è più o meno la stessa cosa.Cosa significa per te “bloggare”, digitare sulla tastiera dei pulsanti e far leggere il testo scritto a migliaia di persone? Uno sfogo, un capriccio, una curiosità o cos’altro?
Sfogo mi sembra ancora la definizione migliore – poi se fosse semplicemente uno sfogo nervoso non mi leggerebbe nessuno. C’è sempre l’ambizione di trasformare lo sfogo in qualcosa di artistico.Consiglieresti di aprire un blog ad un tuo amico?
No, gli consiglierei di leggerne pochi, al massimo il mio. Io poi con gli amici non parlo quasi mai di blog, ho paura di passare per un fissato.Secondo molti i Macchianera Awards sono stati la prova di come in Italia vi sia una elite di “blogstar” (tu, mantellini, macchianera, wittgestein, tanto per fare dei nomi) che monopolizzano il traffico, “spalleggiandosi” l’un l’altro e chiudendo l’ingresso ai blogger più giovani. Cosa ne pensi?
L’idea di me e Wittgenstein che cospiriamo per vincere i Macchianera Awards mi fa un po’ sorridere: credo che lui faccia dieci volte o venti volte i giornalieri che ho io, per dare un’idea. Secondo me se la coda lunga dei blogger più giovani si fosse coalizzata, con un migliaio di voti si portava a casa tutte le statuette. Il punto è che oltre a non esistere una vera élite di blogstar, non esiste nemmeno questa coda lunga di peoni che sbavano per le statuette. I Macchianera Awards sono l’occasione di ritrovo di un gruppo di persone che si è incontrato tra il 2003 e il 2004, e che in quel periodo magari era il mondo blog italiano, ma oggi ne è solo una parte, non necessariamente la più importante o la più vitale.Eccoci arrivati alla fine Leonardo. Ultimissima domanda e poi la finisco di stressarti
. Tra 10 anni ti vedi ancora dietro ad una tastiera a digitare pulsanti e a rispondere ai commenti?
Sono convinto che tra 10 anni scriverò ancora. Non sono sicuro che scriverò ancora sul blog: vorrebbe dire che non sono veramente capace di fare nient’altro con la mia scrittura.
Grazie Leo

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