8 luglio 2009

Il modello di propaganda nel terzo millennio (seconda parte)

mass-media

Termino il discorso iniziato ieri sul modello di propaganda applicato ai nuovi media. Abbiamo visto ieri l’analisi dei primi due filtri, con una sostanziale “vittoria” dei blog sulla carta stampata e sui vecchi media. Analizziamo ora anche l’ultimo filtro e concludiamo il discorso con le ultime considerazioni.

Filtri web 2.0 / Le fonti

Il terzo filtro, quello relativo alle fonti, come ricorderete opera nel “cuore” del sistema mediatico, proprio perchè risponde alla prima esigenza dei media, ossia il fabbisogno continuo di notizie attendibili. Applicandolo ai blog, appare evidente come questo filtro eserciti una vincolo ancora più pressante e sistematico: non solo i blog non possiedono i mezzi per gestire un apparato di fonti, ma non avrebbero le risorse necessarie per valutare l’attendibilità e la veridicità di tali fonti, dovendo riparare per forza di cose nei media tradizionali (i giornali e la tv).

Osservate bene: quale blog in Italia, ma forse anche nel mondo se escludiamo il caso dell’Huffinghton Post (che comunque è ormai una testata giornalistica vera e propria, con tanto di finanziamenti milionari da parte di associazioni e fondazioni), può permettersi di parlare di notizie che derivano dalle proprie fonti, dal proprio materiale inedito? Nessuno. Tutti danno la loro sacrosanta opinione, è vero, ma di notizie pubblicate dai giornali o dalla televisione. Non si scappa.

Come dicevo in un vecchio post, i blogger non fanno informazione. I blogger rilasciano opinioni, approfondiscono degli argomenti, discutono su alcune questioni, elaborano delle conoscenze che hanno appreso da altre fonti, si sfogano, fanno tante altre bellissime cose.
Ma tutto questo lo fanno basandosi sulle notizie, sulle inchieste e sugli articoli dei media tradizionali. I blogger non sanno reggersi sulle loro zampe; hanno ancora bisogno di reperire le informazioni da soadvertising_mass_mediaggetti terzi. Questo perchè le notizie devono essere cercate, elaborate, selezionate, verificate. Tutte cose che un blogger non fa e non ha i mezzi, il tempo e il denaro per fare.

New media Vs old media: 2-2

Tiriamo quindi le somme di tutto quello detto finora.
Finora il mio approcio è stato quello di comparare i due tipi di media, seguendo il modello di propaganda di Chomsky. I blog si sono dimostrati (secondo il mio punto di vista) più abili a superare i primi due filtri, ma rimangono ingabbiati senza via di scampo dal terzo. E allora perchè il titolo del paragrafo è New media Vs old media: 2-2, e non 2-1? Perchè secondo me il terzo filtro è determinante poi della “sostanza” del media analizzato, tale da annullare i primi due i superamenti positivi dei primi due filtri.

Finchè il terzo filtro agirà così prepotentemente i blog non saranno mai mezzi di informazione, ma solo di “diffusione”. E’ vero, la mole di dati e la capillarità dei blog è sotto gli occhi di tutti, ma nessuno di questi è in grado di creare appunto una informazione indipendente. Un mucchio di commenti, è vero, anche tutti intelligentissimi e brillanti, sacrosanto, ma solo e sempre su notizie di seconda mano. Sempre. Anche quando qualcuno diffonde una notizia sconosciuta, vai a vedere che l’ha trovata in qualche ANSA sperduta o in qualche articolo nascosto del Corriere, e quindi in definitiva sempre notizie già pubblicate.

Credo che questa disamina nuova sul mondo dei blog, fatta attraverso il modello di propaganda di Herman e Chomsky, possa essere un interessante motivo di dibattito sulla realtà e forse anche sulla funzione dei nuovi media nell’informazione.  Adesso, spero solo non mi arrivi qualche obbligo di rettifica da parte di Chomsky! :D A proposito… voi cosa ne pensate?




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4 Commenti

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     Peppino

     9 luglio 2009

    Per quanto riguarda le fonti non sono completamente daccordo. E’ corretto il tuo discorso quando un blog tratta di argomenti di carattere generale, legati alla politica nazionale o ad eventi di cronaca che sono avvenuti in luoghi lontani.

    Il discorso si fa diverso quando si affrontano temi legati a realtà “più vicine”. Ad esempio nel mio blog vengono trattati soprattutto fatti ed eventi legati ad un paesino di 700 anime, quindi mi bastano un paio di telefonate per poter scrivere un articolo con fondi attendibilissime.
    Il discorso diventerebbe più complesso in una grande città. Però ogni centro urbano è suddivisibile in quartieri più o meno ristretti, dove le singole informazioni sono facilmente reperibili.

    Quindi con una tecnica di settorializzazione delle informazioni, in base a criteri di vicinanza geografica, il problema legato alle fonti diventa facilmente bypassabile.


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     ventopiumoso

     9 luglio 2009

    ciao,
    la tua analisi è chiara e lineare, ma sul terzo filtro sono d’accordo con peppino. e non sono d’accordo che in generale i blog rilascino solo opinioni.
    sul “locale” è evidente: ad esempio, io sono stato a vicenza, sabato scorso, alla manifestazione dei no dal molin. quello che hanno riportato i media mainstream è stata una gran fuffa propagandistica. io c’ero, e quel che ho visto è stato tutt’altro (btw, ne ho scritto qui).
    tu potresti ribattere che sì, questo vale nel locale, ma per i grandi fatti del mondo, o per ciò che accade fuori dal cortile di casa, siamo messi male.
    a parte che, per l’appunto, c’è lo schema proposto da peppino che funziona più che bene, le fonti accessibili in rete sono molto ma molto più variegate di quanto possibile per la carta stampata. ad esempio, per il recente golpe in honduras, se uno si fermava a repubblica od al corriere, non capiva nulla di quello che stava accadendo lì. peraltro, nessuno dei due quotidiani era “sul campo” e copiavano pedissequamente da “el pais”. ma el pais, come la stragrande maggioranza dei media, risponde a logiche economiche e di consenso (qui mi ricollego quanto dicevo nel mio commento al tuo post precedente). dunque noi, di quello che è accaduto e sta accadendo lì, abbiamo una visione ultra-filtrata e distorta.
    in rete, tramite blogger e chat del posto (ad esempio radio progreso, censurata dal regime. nella loro chat ho appreso, giorni fa, della sollevazione di tre battaglioni dell’esercito contro i golpisti. era come essere al telefono. con la rete, questo è possibile). poi, oltre ai nostri media presenti anche on-line, puoi leggere quelli stranieri – e questo non è possibile così facilmente con la carta stampata. puoi leggere i media stranieri non occidentali. puoi leggere i siti governativi, quelli dell ong, gli archivi di stato dove sono presenti, e moltissimo altro materiale.
    alla fine, puoi fare più di quello che il 95% dei giornalisti fa (il 95% è un numero totalmente a caso, ma temo e credo approssimato per difetto..)
    cosa rimane? i free lancers. ma qui, possiamo dire, una rete di blogger “amici”, anche di vari orientamenti, diffusa in tutto il mondo (o nel proprio paese, o nella propria macroarea, fai tu) è più che sufficiente a far “vincere” ai blog anche il terzo duello :)

    saluti, vento\a.

    btw: io è un po’ più di un anno che sono nel mondo dei blog. non ho mai acquisito tante notizie, conoscenze, ma anche metodi di ricerca, analisi e reperibilità delle fonti, quante in tutti i miei anni precedenti. per questo affermo con tranquillità che si può buttare la tv nel pattume e che si possono riciclare tutti i quotidiani, anzi, fare a meno di stamparli.. ovviamente è una provocazione, in italia ad esempio ben pochi sono alfabetizzati al punto da usare propriamente computer e rete.
    comunque per realizzarsi, questo progetto deve avere come base una grande diffusione dell’accesso alla rete, e delle leggi che non la imbavaglino.


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     Manu

     9 luglio 2009

    @ Peppino >>
    Peppino il tuo esempio è validissimo, ma il tema che sto cercando di affrontare è l’Informazione, quella con la I maiuscola. Mi spiego: è vero che teoricamente è possibile avere un blog (o più) per ogni città o paesino che raccontano i fatti di quel paesino, ma comprendi che il discorso non può reggere su scala maggiore.

    Prima di tutto: chi mi garantisce sull’affidabilità delle fonti del blogger. Se la fonte del blogger è il blogger stesso, la sua affidabilità è data dalla sua credibilità, ma è impossibile testare la credibilità di centinaia, se non migliaia o milioni di blogger. Secondo: io continuo a ripetere che sarebbe un fenomeno troppo limitato. Ti faccio un esempio: un paio di anni fa il New York Times (credo, non vorrei sbagliare) effettuò una inchiesta sulle bugie del Pentagono. Ci volle un anno e tre giornalisti per finire il lavoro. Mi dici chi potrebbe lasciare il lavoro per un anno per poter fare queste inchieste? Non solo, ma mi dici chi avrebbe i capitali per poter affrontare eventuali processi da parte del Pentagono?

    Certo, blog come i tuoi fanno imformazione, ma solo nella piccola realtà del tuo paese. Non potresti mai raccontare eventuali truffe bancarie, o agiotaggi o cose simili, semplicemente perchè probabilmente non potresti mai permetterti decine di infiltrati, fotografi, cameramen per filmare il tutto e avvocati per difenderti nei processi. Le cose grosse, la vera Informazione, sarà sempre esclusa dalla portata dei blogger così come sono strutturati adesso.

    Un saluto!

    @ ventopiumoso >>
    Ciao Vento, ripeto anche a te i concetti già detti a Peppino: tutto bello il tuo lavoro sulla protesta dei NoDalMolin (seriamente, non sono ironico), e sicuramente ora so qualcosa che non avrei saputo dai canali main-stream. Ma ti chiedo: tutto questo è informazione? O meglio, tutto questo è TUTTA l’informazione?

    Io credo di no. Un modello come quello di peppino potrebbe funzionare e, oramai, possiamo dire che funziona benissimo: ci sono blog praticamente in ogni angolo del mondo che raccontano, fotografano e filmano la realtà attorno a loro. Ma le informazioni di cui abbiamo bisogno sono solo queste?

    Facciamo l’esempio del disastro di Viareggio: centinaia di blogger hanno potuto filmare, fotografare e dire la loro, forse anzi sicuramente più e meglio dei media tradizionali. Ma chi di loro può permettersi di seguire l’inchiesta che ne è nata, denunciare le ferrovie dello Stato, oppure semplicemente di parlare di quello che accade al di fuori del proprio raggio di azione?

    P.S. Sono d’accordo con te per quanto riguarda la televisione e gli insegnamenti della rete: io sono ormai anni che non guardo la tv :wink:


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     ventopiumoso

     9 luglio 2009

    capisco il tuo punto, e credo che sia condivisibile. manca il tempo, essenzialmente. pero’ (forse) è questione diversa. posso portarti un altro esempio da me (almeno so cosa ho scritto). rocco cotroneo sul traffico internazionale di droga.
    nei due post
    antidorga andina: verità e falsità del corriere
    e
    antidroga andina \ 3
    parlo di come il corriere della sera, “il più prestigioso quotidiano italiano”, nella persona di rocco cotroneo, “il maggiore esperto italiano di america latina” (con buona pace di gianni minà, gennaro carotenuto, alessandra riccio, ecc.) ha scritto delle cose. false. nel primo di questi due articoli credevo che fosse solo disinformato. nel secondo, ho scoperto che lui sapeva che quello che diceva non era vero. a meno di soffrire di amnesia.
    in precedenza a quei due post ne avevo scritto un altro, antidroga andina.
    ora, per fare il lavoro che ha fatto cotroneo, “bastava” consultare un po’ di materiale, sapere un po’ come va il mondo, e un po’ di onestà. in un pomeriggio lo fai. bene, questo giornalista non l’ha fatto, o se l’ha fatto l’ha fatto male, oppure in malafede. non ci si scappa. questo è il tipico modo di fare della stragrande maggioranza dei giornalisti. io allora forse prima dovremo ridefinire cos’è il giornalismo.. ma visto che hai appena letto la fabbrica del consenso, sai che herman e chomsky dimostrano che i giornali non svolgono la “funzione jeffersoniana” di contropotere.
    ma allora, dico: questi giganti sono pagati e vendono fuffa. noi siamo capacissimi, come qualità e metodi di analisi, di fare quello che va fatto. una rete di tale tipo li può tagliare fuori, i giornalisti di cui sopra..
    questo per dire che non sono così convinto che i blogger (di un certo tipo, chiaro) non facciano giornalismo. altro esempio da me (ok, penserai che sono un egocentrico esaltato). golpe bianco in bolivia l’estate scorsa. per due giorni (2 giorni!) nessuno ha scritto nulla in italia, almeno che io sappia, se non il sottoscritto. nessun giornalista ne sapeva nulla?
    oppure alessandro tauro, spesso fa delle vere e proprie inchieste di notevole spessore. e così diversi altri.
    certo, rimane il problema di farlo come “mestiere” restando indipendenti, te ne do atto.
    ma si può inventare qualcosa. o no? :)
    saluti


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