30 giugno 2009

Il modello di propaganda – Terzo Filtro: le Fonti

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Arrivati alla terza puntata della nostra analisi critica dei media, volgiamo ora lo sguardo per un momento fuori dai media e facciamoci una domanda fondamentale: da chi prendono le informazioni i media?

Questa domanda è solo apparentemente banale, ma rivela il meccanismo fondamentale su cui si basa la funzione dei media, ossia prendere le informazioni, scegliere quali meritevoli di attenzione, elaborarle e diffonderle. Degli ultimi due punti ci siamo occupati nei primi due capitoli, nell’analisi del filtro della proprietà e della pubblicità. Del primo punto ci occuperemo oggi.

Una relazione simbiotica

I media hanno bisogno di un flusso costante e affidabile di informazioni allo stato grezzo, per poter soddisfare la domanda di notizie. Tuttavia, le notizie costano e i media non possono permettersi di avere giornalisti e fotografi in ogni luogo contemporaneamente. I vincoli economici impongono ai media di concentrare le proprie risorse nei luoghi dove in cui emergono spesso notizie di rilievo, o fughe di notizie o conferenze stampa. Tuttò ciò si traduce con luoghi governativi, conferenze politiche, convention economiche.

Queste grandi burocrazie elaborano un volume enorme di notizie, tali da soddisfare la fame di informazioni di cui si nutrono i media, garantedogli un flusso costante e affidabile. Non solo, le fonti del Governo, delle Istituzioni e del mondo della produzione hanno anche uno status e un prestigio riconosciuto, e per i media questo è fondamentale: verificare le informazioni è costoso, ed una fonte attendibile, di cui cioè non è necessario svolgere quel compito di controllo, abbassa notevolmente i costi.

Per i Governi e le istituzioni in generale, è fondamentale questo ruolo di “prima facie” dell’informazione. Anzi, cercano in tutti modi di consolidare la propria posizione di preminenza come fonti di informazione economico-finanziaria-politica, facendo il possibile per soddisfare le esigenze di organizzazione dei media. Forniscono loro luoghi di riunione, consegnano in anticipo ai giornalisti copie di discorsi o di rapporti futuri, programmano le conferenze stampa in ore adatte alle scadenze dei notiziari, scrivono comunicati in un linguaggio accessibile e di facile diffusione e, infine, organizzano attentamente le loro conferenze stampa e sessioni fotografiche. Sintetizzano Herman e Chomsky:

Di fatto le nutrite burocrazie dei potenti alimentano i mass media e si guadagnano un accesso speciale ad essi contribuendo alla riduzione dei costi per l’acquisizione del materiale informativo e per l’elaborazione delle notizie. Le istituzioni e le grosse organizzazioni economiche che forniscono questi materiali diventano fonti abituali di notizie e hanno un accesso privilegiato alle porte dei media.

In definitiva, tra i media e le parti del governo sorge una “relazione simbiotica”, sostenuta da necessità economiche e reciprocità di interessi.

Niente è fatto per niente

Ma perchè il Governo e tutte queste istituzioni economiche fanno questo? (Chomsky parla ironicamente di “generosità” del Pentagono e della Casa Bianca).
In definitiva, che cosa ci guadagnano?

Beh, prima di tutto ci guadagnano la direzione indiretta dei media. Se la gran parte delle informazioni su cui si basano i media provengono dal materiale che ti do io (io inteso come Governo), allora è ovvio che manipolando, censurando o dando diversa priorità alle diverse informazioni io “dirigo” l’informazione. Chomsky spiega dettagliatamente come uno dei metodi più usati dal Governo per indirizzare i media sia quello di inondarli di comunicati ufficiali. I media devono gioco forza pubblicarli senza smentirli, altrimenti dovrebbero spiegare perchè hanno fondato tutte le precendenti notizie su quelle stesse fonti senza mai smentirle, perdendo in sostanza tutta la loro credibilità.

Secondariamente, ci guadagnano il silenzio su alcune questioni delicate e sulle quali in Governo non vuole troppo rumore. I media devono “necessariamente” pubblicare e dare parola al vero decisore della linea del giornale; in caso contrario, ossia se mettessero in dubbio i comunicati ufficiali, i media si inimicherebbero le loro stesse fonti di sopravvivenza, cosa che è assolutamente senza senso. Come avvertono Herman e Chomsky a pagina 22:

È molto difficile dare del bugiardo alle autorità da cui si dipende, anche se mentono spudoratamente.

Conclusioni

E’ ora chiaro come le notizie che ci pervengono siano filtrate da almeno tre grossi e potenti filtri. In primo luogo le notizie non devono essere “scomode” alla proprietà del giornale, la quale è molte volte costituita da interessi economici e corporativi molto grandi (banche, istituzioni, altre società). In secondo luogo, abbiamo visto come la principale fonte di finanziamento dei media è rappresentata dagli inserzionisti pubblicitari. Dato questo presupposto è logico come le notizie non debbano essere scomode neppure agli inserzionisti e al mondo produttivo in generale, in modo da non inimicarsi le maggiori fonti di introito. Infine, abbiamo visto come i media necessitano di un costante flusso di informazioni affidabili. Tale necessità può essere soddisfatta solo dal Governo e dalle istituzioni economiche, le quali però offrono questo “servizio” al fine di poter controllare il “rubinetto” delle notizie, ossia di aprirlo e chiuderlo (stabilendo in primo luogo la priorità delle notizie) a proprio piacimento.

Si conclude con questo terzo capitolo il “cuore” del modello di propaganda descritto da Herman e Chomsky. Ma come, non erano 5 i filtri? Sì, e infatti non trascurerò gli ultimi due, solo gli dedicherò meno attenzione (sto pensando di farci un post unico), proprio perchè il modello chomskyano si concentra sui primi tre filtri. La trattazione poi non si fermerà alla descrizione dei filtri di Chomsky: questo è solo l’inizio. Tutta questa lunga premessa è necessaria per chiarire i concetti di fondo: l’analisi vera e propria si concentrerà sui mass media moderni (come internet, che non esisteva neanche quando Herman e Chomsky scrivevano il loro capolavoro), i blog e i social network, proprio per applicare il modello di propaganda ai nuovi mezzi di comunicazione e vedere se è ancora valido, e quali sono le analogie e le differenze.
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