Il paradosso di Matrix

Immaginate la nostra civiltà tra 10.000 anni.
Immaginate l’enorme potenza dei computer tra 10.000 anni.
Immaginate ora che quella civiltà futura, potendo contare su quella infinita potenza di calcolo, decida di creare una realtà virtuale perfetta, che rispecchi alla perfezione il mondo reale dalle leggi della fisica, alla codifica delle emozioni umane.
Poi immaginare che quella civiltà decida di fare un esperimento: ovvero di simulare l’origine dell’universo, delle galassie, dei pianeti e della vita. Abbiamo detto che la realtà virtuale così creata sarebbe perfetta e dunque è lecito aspettarsi una situazione analoga a quella che ha permesso la nascita della vita, degli animali e dell’uomo.
Immaginiamo dunque che questi nostri discendenti si evolvano in esseri intelligenti ed tecnologicamente evoluti come lo siamo noi.
Supponiamo adesso che quegli stessi esseri intelligenti diventino così tecnologicamente evoluti da poter creare a loro volta una realtà virtuale perfetta, che rispecchi alla perfezione il mondo reale…
Avete compreso vero? E se questi esseri intelligenti fossimo noi?
Domande shoccante lo so. E per di più senza risposta.
Perchè è paradossale, ma per quanto l’umano ingegno possa sforzarsi, nessuno potrà mai dimostrare che noi esistiamo veramente.
Questo dilemma filosofico viene dibattuto dall’inizio dei tempi e l’unica conclusione certa a cui siamo potuti arrivare l’ha esposta Cartesio nel suo celebre “Cogito ergo sum”.
Penso dunque esisto. Secondo Cartesio è il solo fatto che noi possiamo pensare di non esistere, a farci esistere. Evidentemente ha ragione: il solo fatto che possiamo pensare ad una frase ci rende automaticamente esistenti, poichè un essere che non esiste, per definizione, non può pensare.
Ma la filosofia in millenni di dibattimento non è riuscita mai ad andare oltre.
Noi esistiamo, certo, ma in che forma? Anche gli esseri intelligenti del paradosso iniziale esistono, seppur sotto forma di bit. E si evolvono, si fanno domande, arrivano a chiedersi la loro origine, costruendo una realtà virtuale, così come avevano fatto i loro creatori (che a questo punto potrebbero essere in realtà a loro volta degli essere creati).
Affascinante, vero? E voi, cosa ne pensate? (Riflessioni serie, please
)


29 gennaio 2009
Se la potenza di calcolo fosse così avanzata da poter simulare una vita, quest’ultima diverrebbe una forma di vita a tutti gli effetti e sebbene dipendente da un software, sarebbe “viva” a tutti gli effetti.
Inoltre il creatore potrebbe interferire con la sua creatura e potenzialmente potrebbe anche dare spiegazioni alle sue creature che dovrebbero poter capire dato che arrivano al punto di poter fare altrettanto…
Rispondi | Quota
29 gennaio 2009
@ Anonimo >>
Prima di tutto dovremo vedere che cosa intendiamo per forma di vita, ma anche ammesso che si possa definire tale una simulazione perfetta della vera vita, il punto del discorso è un altro.
Il punto del discorso è: in che forma, in quale stato del mondo, possiamo dire di esistere, dal momento che il fatto che esistiamo è l’unica di cui possiamo essere certi, mentre di tutto il resto no?
Il discorso poi del creatore non ha alcun senso.
Innanzitutto: perchè dovrebbe voler dare spiegazioni? Perchè le creature dovrebbero poter capire?
Il fatto che anche gli esseri creati dal creatore riescano a creare una loro realtà, non significa che essi possano capire il loro creatore…
Rispondi | Quota
30 gennaio 2009
manu ho citato sul mio blog il tuo post su di pietro
Rispondi | Quota
30 gennaio 2009
Se non ricordo male c’era un racconto di Asimov nel quale un computer è diventato in grado di autoevolversi e così anche quando è sparito il genere umano lui ha continuato ad evolversi dopo millenni di evoluzione lui ha risposto alla domanda postagli da un uomo migliaia di anni prima e creò la luce. La domanda era Dio esiste?
Rispondi | Quota
30 gennaio 2009
penso che tra 10000 anni l’uomo sarà estinto..
Rispondi | Quota
31 gennaio 2009
@ Andrew >>
Grazie Andrew
@ Stefano Berti >>
. Tra l’altro la risposta che il super-computer da alla fatidica domanda (Dio esiste?) non è per nulla scontata e anzi estremamente riflessiva.
S’, il racconto si chiamava “L’ultima domanda”, ed è uno dei libri più belli di tutti i tempi (e non lo dico solo perchè sono un fan di Asimov
Rispondi | Quota